Chantilly è l’altra Versailles, incastonata tra Ile de France e Picardie, a soli 40 Km a nord-est di Parigi. Modellata nel corso dei secoli dalla volontà dei principi, questa cittadina è celebre per il suo castello, per la rigogliosa foresta e per i molti episodi che hanno caratterizzato la sua storia…inclusa l’invenzione della famosa crema!
Chantilly, da maniero immerso nella foresta a dimora rinascimentale
Lo spettacolo della foresta è monumentale in ogni stagione, ma lascia letteralmente senza fiato in autunno, durante il suo grande foliage.
All’origine il nome Chantilly designa esclusivamente la foresta. Solo a partire dall’XI secolo diventa un possedimento signorile con un primo castello ma senza un vero e proprio villaggio intorno.
In pieno Rinascimento il Duca Anne de Montmorency, intimo amico del re Francesco I, trasforma il modesto maniero in un raffinato Château. Il Duca è all’epoca uno dei più ricchi nobili del paese, ma anche mecenate che ama e sostiene le arti. Proprio uno dei suoi protetti, l’architetto Jean Bullant, restaura e valorizza il castello, facendone un esempio luminoso dell’architettura rinascimentale francese.
Il Gran Condè e l’epoca d’oro dello Château di Chantilly
Nel XVII secolo la tenuta passa ai Principi del Condé, cugini dei re di Francia. Luigi II di Borbone-Condé, detto il Gran Condé, viene condannato all’esilio per il suo coinvolgimento nella Fronda contro il re e si rifugia a Chantilly. A quel punto il castello diventa una sorta di contraltare allo splendore della corte dei reali di Francia. Pur vicino al potere e a Versailles è lontano quanto basta per rivendicare una sua autonomia e splendere di luce propria.
Il Gran Condé chiama ad abbellire il suo possedimento quello che oggi definiremmo il paesaggista più geniale dell’epoca: André Le Nôtre. Insieme trasformano la valle paludosa delle Nonette in un elegante parco con giardini, grandi canali e molteplici giochi d’acqua.
Oltre ad esaltare la bellezza del castello e dei suoi giardini, la presenza del Gran Condé fa fiorire diverse attività legate alla vita di corte. Proprio vicino al castello ad esempio il Principe fa costruire le Grandi Scuderie. Già all’epoca tempio del cavallo e della caccia, sono tuttora uno dei luoghi di culto dell’ippica al livello mondiale.
Chantilly tra mondanità e cultura
Prestigiose manifatture di porcellana e merletti creano i raffinati ornamenti che impreziosiscono balli e ricevimenti. Le feste in onore dei nomi più in vista della mondanità e della cultura sono all’ordine del giorno. Personaggi come La Fontaine, Madame de La Fayette e Madame de Sévigné sono spesso ospiti al castello e gli rendono omaggio nelle loro opere. D’altra parte il Principe ne ama a tal punto la compagnia da dare i loro nomi ai viali che circondano le aiuole di Le Nôtre.

Il più famoso dei ricevimenti tenuti dal Principe è quello testimoniato proprio dalla penna brillante e vivace di Madame de Sévigné. Proprio lei in una delle sue lettere racconta il tragico epilogo della visita di Luigi XIV al castello. Ricordiamoci che il pur ricchissimo principe di Condé vive in un esilio dorato proprio per aver tentato di detronizzare Luigi XIV ancora bambino.
Il grande banchetto di Chantilly e il pesce di Vatel
Il principe nel 1671 si decide a riacquistare i favori del re. Per farlo organizza in suo onore una festa della durata di tre giorni e tre notti. Oltre a Luigi XIV, alla festa prendono parte 3.000 membri della corte di Versailles e 600 tra cortigiani minori e servitori. Il tutto costa una fortuna, ma vale al principe il totale perdono del re e la sua ammirazione per un così gradito omaggio.

Grazie alla penna di Madame de Sévigné apprendiamo i dettagli dell’episodio che sconvolge i festeggiamenti. L’avvenimento sarà così chiacchierato da mettere in ombra persino la riconciliazione di re e principe. Protagonista è Vatel, “Contrôleur général de la Bouche”, famoso per i suoi menu elaborati e spettacolari.
Il famoso chef è consapevole che non basterà la sola “Crema di Chantilly” a tener alta sua fama di organizzatore di banchetti sublimi. La seconda sera di festeggiamenti, il 24 aprile 1671, cade di venerdi ed è ovviamente d’obbligo che il pesce sia freschissimo. Il pescato viaggia nottetempo dal porto di Boulogne sino a Chantilly. Purtroppo la consegna subisce dei ritardi e in più all’arrivo il quantitativo non risulta sufficiente per tutti gli invitati. Per lo chef, maniacale nella sua precisione, il dramma è letteralmente insostenibile. Vatel quella sera sale in camera e si lancia contro la sua stessa spada appesa alla parete togliendosi la vita.
Il Duca D’Aumal e la rinascita di Chantilly
Nonostante l’incredibile episodio i festeggiamenti sanciscono la riconciliazione con Versailles. Peccato che, circa un secolo dopo, durante la Rivoluzione, questa ritrovata vicinanza non gioverà allo Château. Saccheggiato e in gran parte distrutto, il castello dovrà attendere la prima metà dell’800 per tornare al suo antico splendore. Ciò accade grazie alla dedizione di un altro grande amante dell’arte: Enrico d’Orléans, duca d’Aumale. E anche in questo caso è una storia di esilio a fare la fortuna di Chantilly.
Il duca è figlio di Luigi Filippo di Borbone-Orléans che è re dei Francesi dal 1830 al 1848 con il nome di Luigi Filippo I. E se ciò non bastasse Enrico all’età di 8 anni diventa erede della grande fortuna dell’ultimo Principe Condé di cui è figlioccio.
Chantilly dimora di famiglia e scrigno delle collezioni del Duca
Il Duca d’Aumale si dedica però alla sua proprietà solo al rientro dalle campagne militari in Algeria. A Chantilly sogna di dedicarsi alla sua passione per l’arte e alla vita familiare accanto alla sua neo-sposa, la Principessa Carolina Augusta delle Due Sicilie.
Oltre che alla sua sposa il duca si appassiona al castello. Da amante dell’architettura e dell’arte vuole riportare la struttura ai fasti del principe di Condé. Quello che ritrova è infatti un castello mutilato, che conserva intatto solo cosiddetto “Petit Chateau” posizionato su un’ala laterale. Del corpo centrale rimangono invece soltanto i basamenti medievali.
È su questi che il duca sogna di far poggiare la ricostruzione, ma il progetto deve interrompersi. La caduta della Monarchia di luglio lo costringe all’esilio in Inghilterra dal 1848 sino al 187. Qui si dedica al collezionismo raccogliendo un numero incredibile di libri antichi e rari oltre a dipinti, disegni e oggetti d’arte. Tornato in Francia, il duca può ancora contare su una copiosa ricchezza personale e avvia nel 1876 il progetto di ricostruzione del castello su progetto dell’architetto Honoré Daumet. Diventerà il luogo dove custodire le sue preziose collezioni.

Il Museo Condé e i suoi tesori
Il 7 maggio 1897 il duca muore e, senza eredi, lascia l’intero castello e la sua proprietà in legato all’Institut de France con l’obbligo di aprirvi il Museo Condé oggi secondo solo al Louvre per importanza. Il testamento stabilisce che nessuna opera potrà mai essere prestata. Tale clausola fa sì che i capolavori conservati a Chantilly, come la Madonna d’Orleans e Le Tre Grazie di Raffaello, siano sempre visibili solo ed esclusivamente in loco (tranne che in caso di restauri) e che non siano mai entrati nel circuito delle mostre d’arte.
Scrigno o prigione dorata per così tanta bellezza? Luogo di esilio o buen ritiro? Chantilly è forse così magnetica proprio per questa sua contraddizione, ci si può rifugiare e allo stesso tempo potremmo perderci nei labirinti dei suoi giardini. Sarà comunque una trappola sublime, quieta e splendente come gli specchi d’acqua che abbracciano da ogni angolo questo meraviglioso, indimenticabile Château.













