Raffaello, Enfant Prodige e Rockstar del Rinascimento

Nel bel mezzo del Rinascimento Raffaello irrompe (bellissimo) sulla scena. Da subito enfant prodige dell’arte, brucia tutte le tappe. Che il palco sia quello di Firenze o della Roma papalina poco cambia, è una rock star che viaggia veloce di successo in successo. La sua è una vita al massimo che illumina di bellezza ogni cosa sfiori.

Eppure, tra l’incredulità generale, quella fiamma sfolgorante si spegne, all’improvviso. È il 6 Aprile del 1520, il giorno del suo trentasettesimo compleanno. Si legge sulla sua tomba al Pantheon:

“Qui giace Raffaello, dal quale la natura temette di esser vinta mentre era vivo; ora che è morto teme di morire”


“Il Divino Raffaello” entra nel mito con la sua morte dopo essere stato già adorato in vita. Grazie a talento, savoir-faire e fascino, l’urbinate è infatti circondato dall’ammirazione di papi e mecenati, intellettuali e amici, artisti rivali e bellissime donne.

Tante bellissime donne

D’altra parte Raffaello è giovane, bello, estroverso e gentile, talentuoso, avido di vita e di bellezza, ci può stupire che il gruppo di ammiratrici e amanti sia così folto…e ricambiato?

Quel pettegolo del Vasari lo definisce “persona molto amorosa affezionata alle donne e ai diletti carnali” che faceva “una vita sessuale molto disordinata e fuori modo” tanto che “dopo aver disordinato più del solito tornò a casa con la febbre”.

Se questo non è il modo di uscire di scena di una rock star…

Raffaello ha ritratto Donne e Madonne così affascinati che l’espressione “belle comme une Madonne de Raphael” ancora nell’800 è uno dei più bei complimenti che un gentiluomo possa porgere alla sua dama

La Dama col liocorno, olio su tavola, 1505-1506. Raffaello Sanzio, Galleria Borghese, Roma


La musa ritratta da Raffaello nel ‘500 doveva sentirsi un po’ come una delle donne divine immortalate dall’obiettivo di Cecil Beaton nel’900.

A queste donne in posa brillano gli occhi, consapevoli che la loro bellezza sta per entrare nella storia e lì rimanere per sempre.
In più hanno davanti un giovane bellissimo con un talento straordinario e tutto il suo genio adesso è rivolto verso loro. Il suo sguardo è capace di raccontarne il vestito, il velo, quel turbate sulla testa. Lui sa che le spille e gli ornamenti scelti per l’occasione hanno un senso, che il loro modo di portarli ha un senso.

La Velata, olio su tela del 1516 circa di Raffaello Sanzio, dettali dei gioielli e del velo
La Velata, olio su tela (82×60,5 cm), 1516 circa, Raffaello Sanzio,Galleria Palatina di Palazzo Pitti, Firenze

Raffaello e le sue donne sono complici, giocano allo stesso gioco di rimandi e sottointesi, raccontano una femminilità consapevole che forse ancora non può uscire del tutto allo scoperto ma trova modi raffinati di esprimersi.

Quel modo sicuro di portare un gioiello, di coprire “per finta” la nudità, di guardare oltre: tutto racconta la volontà di mettersi al centro e occupare orgogliosamente la scena portando quello che si è o meglio si è diventate. Perché il motto dell’Umanesimo rinascimental “Homo Faber Fortunae Suae” si riferisce all’Umanità universale, singolare femminile incluso.

La Fornarina, olio su tavola di Raffaello Sanzio del 1520. Dettagli del turbante, della spilla e del bracciale
La Fornarina, olio su tavola (87×63 cm), 1520, Raffaello Sanzio

Sono tanti i modi in cui i dettagli disseminati nei ritratti raffaelliti hanno intrigato gli storici dell’arte, alla ricerca dell’identità della Fornarina e della Velata o di significati filosofici e metafisici racchiusi nella scelta di una pietra preziosa. È senz’altro affascinante accostare questi volti e provare a capire se dietro a tutti si celi l’amata Margherita Luti, la figlia del fornaio di Trastevere.

Ma aldilà dello storico c’è il vero e osservando quella perla che pende ad un angolo del viso o gli splendidi medaglioni che orgogliosamente vengono portati al petto è la bellezza ad apparire in tutta la sua verità.

Ritratto di Maddalena Strozzi e dettaglio del medaglione con unicorno
Ritratto di Maddalena Strozzi, olio su tavola (63×45 cm), 1506, Raffaello Sanzio, Uffizi Firenze


Che poi sia la bellezza ad alto volume di un enorme rubino o quella sussurrata del minuscolo smeraldo incastonato nell’unicorno nascosto nel vistoso medaglione di Maddalena Strozzi poco importa. Raffaello la riesce cogliere ed esprimere con la sua arte e questo le sue donne lo sanno. È per questo che ci guardano così. Vorrebbero quasi strizzarci l’occhio e dirci, sì, è proprio vero quello che senti, sei preda di Amore e Meraviglia. Inchinati perché sei davanti alla Bellezza, quella magnifica e assoluta, quella del “Divino Raffaello”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *